Stai bene, hai tutto quello che serve: lavori, produci e ti muovi con disinvoltura.

Eppure, ti senti ospite di te stesso.

Come se stessi vivendo una situazione che funziona, ma che non ti appartiene fino in fondo.

A me è successo anni fa.

Non mi mancava nulla, ma mi mancava qualcosa.

Non era una questione di risultati, né di competenze.

Era una distanza sottile tra quello che facevo e il modo in cui stavo dentro ciò che facevo.

Una sensazione che, se ignorata, può diventare una malsana abitudine.

Fermarmi è stato necessario.

Riguardare e riprendermi le scelte che avevo lasciato scorrere è stata un'impresa.

Oggi continuo serenamente a lavorarci: penso sia un modo per non perdermi di nuovo. --- Capire se stiamo attraversando ciò che facciamo o se lo stiamo abitando davvero non è una riflessione astratta.

Riguarda il lavoro, i nostri progetti e le relazioni personali.

Riguarda noi e il modo in cui scegliamo di stare nelle cose.

Fermarsi per un po', giusto il tempo che serve, è l’unico modo per continuare a parlare con se stessi.

E se ci riconosciamo, se stiamo bene in nostra compagnia, significa che, in un modo o nell'altro, va tutto bene.